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Michael Beccalli: Bellezza oltre le Norme di Genere





Classe 1997, Michael Beccalli è un fashion designer, laureato presso il Politecnico di Milano. Oltre ad avere la passione per la moda, adora il makeup e tutto ciò che è ad esso legato. Da qualche mese si diletta nella creazione di contenuti sui vari social media, dove parla di sostenibilità ed inclusività in ogni settore (dalla moda a beauty, skincare e  makeup). Il suo obiettivo è costruire una community proprio sui social network, in cui dare la possibilità a tuttə di potersi identificare e in cui poter chiacchierare di tematiche diversificate: da quelle legate ai prodotti cosmetici stessi agli aspetti più psicologici.



Il Content Creator e Influencer Michael Beccalli, con un makeup mozzafiato, si riflette in uno specchio elegante

Qual è la tua routine di skincare e makeup?


Parole d’ordine nella mia routine di skincare e makeup sono: Rapidité, Facilité e Beyoncé! (ndr). Prima di tutto, devo avere una routine che sia facile da ricordare e da eseguire. Poi, voglio fare sulla mia pelle solo quelle cose che ritengo essere “esorcizzanti”, cioè che mi fanno stare bene. Sono fortemente convinto che per un buon makeup sia sempre necessaria, alla base, una buona skincare: i prodotti da utilizzare devono essere selezionati con cura, badando che rispettino la nostra pelle, che rientrino nello stesso brand o che, perlomeno, abbiano gli stessi ingredienti. 


Io, che, ad esempio, ho una pelle secca, tendo ad evitare il fondotinta e a prediligere bb cream, creme idratanti colorate e cc cream, perché mi aiutano ad idratare la texture della mia pelle e non mi creano quella sorta di strato fastidioso e pesante in viso. Il mio obiettivo è fare in modo che una qualsiasi persona che incontro per strada mi dica “Come sei bello!” e non “Come sei truccato bene!”. Perciò, il makeup che preferisco prevede: bb cream, sopracciglia, contouring, illuminante e balsamo labbra.



Quali sono i brand che preferisci e usi?


Avendo la pelle secca, utilizzo prodotti che mi permettono di idratare la mia pelle. Attualmente, ho una routine di skincare, con cui mi trovo molto bene, basata sul brand Superb. cosmetics and more. La particolarità è che i prodotti sono numerati: so, quindi, già qual è l’ordine dei vari step. E’ un brand che ha studiato nel dettaglio il fatto che i vari ingredienti si mescolino tra di loro ed è tutto progettato secondo una visione d’insieme.


Per me i prodotti ideali devono essere lenitivi, idratanti e avere il claim per pelli sensibili: questa linea di Superb è priva di glutine, priva di nichel, priva di parabeni e allergeni. E’ anche super rispettoso dell’ambiente perché tutti i prodotti sono completamente biologici ed ecologici, soprattutto a livello di packaging. Cosa, poi, non meno importante: è tanto inclusivo! Gli ingredienti che solitamente vado a guardare sono: vitamina E e B, acqua di rose, alga spirulina, estratto di camomilla, olio di mandorla, olio di cocco, olio di argan, olio di jojoba, calendula, avocado, retinolo, niacinamide, acido ialuronico, acido glicolico e lattico.


Altro brand che ho sempre utilizzato e con cui mi trovo bene è Astra Skin.

Per rimuovere il makeup, secondo me, non c’è niente di meglio del "Take the Day Off" di Clinique.



Possiamo dire che skincare e makeup non sono legati al genere, ma all’arte e all’espressione di sé?


Certo, assolutamente!



Perché, allora, credi che essi siano ancora un tabù se vengono praticati dagli uomini?


Credo che tale tabù sia una sorta di retaggio sociale: l’atto del prendersi cura della propria pelle e del truccarsi è stato associato alle donne, probabilmente perché la maggior parte dei brand sono stati formulati per quel claim. Il problema è che, però, non viene riconosciuto lo status di arte: makeup, skincare, espressione sul volto sono una forma di arte. In passato non c’era distinzione alcuna sul fatto che fosse un uomo o una donna a prendere in mano un pennello e fare un proprio dipinto, perché era indifferente; una persona si metteva a dipingere, utilizzava una tela, una parete o un qualsiasi supporto per esprimere la propria arte e si andava a valutare solamente l’opera. Il makeup è la stessa cosa: io prendo un ombretto, un pigmento e, anziché porlo sulla tela, me lo metto in faccia.


Il makeup è stato correlato alle donne perché si è banalmente pensato che queste avessero più tempo da dedicarvi: l’uomo era quello che doveva lavorare e portare a casa il pane, la donna, invece, stando in casa a curare i figli, poteva ritagliarsi dei momenti per la sua estetica. Errore madornale! Figure come Chanel hanno iniziato a parlare di rivendicazioni dei diritti femminili e, con il passare degli anni, anche alcuni uomini si sono domandati “Perché noi no?”. È ancora un tabù, secondo me, per quelle persone che hanno un pensiero, purtroppo, piuttosto retrogrado su ciò che è  dovere dell’uomo e ciò che, invece, spetta alla donna. A dire il vero, gli antichi egizi si sono sempre truccati a prescindere dal genere; stessa cosa accadeva con i romani e gli attori teatrali shakespeariani, che molto spesso si trovavano addirittura ad interpretare ruoli femminili. Il makeup è perennemente intrinseco alla natura umana e a nient’altro. 


Mi permetto di dire che la distinzione uomo-donna sia dettata un po’ anche dall’ignoranza, dalla mancanza di conoscenza: il prendersi cura di se stessi non è maschile o femminile, ma è della persona.


Michael Beccalli, ambasciatore del marchio Lebubè, con un trucco colorato, rappresentando l'inclusività e l'abbattimento degli stereotipi di genere.


Abbiamo detto: skincare e makeup non dipendono dal genere. Eppure, si ha l’idea che una donna truccata sia bella, mentre un uomo truccato no…fa scandalo. Cosa ne pensi a riguardo?


Siamo ancora lì. Questo è un retaggio culturale secondo cui si è sempre vista la donna truccata. L’uomo truccato fa scandalo nuovamente per colpa dell’ignoranza, per l’idea che il makeup sia una cosa femminile. Ci ricordiamo delle modelle anni 2000 truccate, mentre dimentichiamo che è stato il faraone il primo ad utilizzare quello che oggi noi chiamiamo eyeliner. Per la società, una donna truccata è ritenuta bella perché è la cosa più normale in quanto il makeup è femminile ed esso la esalta inevitabilmente. Un uomo truccato, invece, deve appartenere, per forza di cose, alla comunità LGBTQ+ e deve svolgere una determinata professione: l’attore o la drag queen. È strano: l’uomo che magari esce di casa con una matita nera all’occhio fa scandalo. L’ha sempre fatto Johnny Depp e nessuno gli ha mai detto nulla; non vedo, dunque, perché una persona qualunque venga, al contrario, additata come “fenomeno da baraccone”, quando, in realtà, ha semplicemente deciso di esprimere se stessə.



Credi che sia legato anche ad una qualche forma di virilità e mascolinità tossica?


Assolutamente sì! La mascolinità tossica si nasconde sotto alcune tipologie di frasi e comportamenti: il ritenere meno uomo un ragazzo che si trucca è una convinzione molto stupida. La virilità non dipende dal makeup, ma dalle parole e dalle azioni di ciascunə. Noi stiamo mettendo sul nostro viso qualcosa che ci permette di esprimerci, di correggerci, di sentirci bene con noi stessə e di esaltarci. Purtroppo, conviviamo con la mascolinità tossica e il makeup diventa un ulteriore strumento che consente a determinate persone, alquanto retrograde, di avere tra le proprie mani il potere di giudicare. Paradossalmente, gli stessi “maschi alfa” sono i primi ad utilizzare inconsciamente dei prodotti cosmetici: la schiuma da barba e il dopobarba sono dei prodotti cosmetici! Eppure, questi vanno bene, il fondotinta no. E ciò avviene perché l’uomo si sente giustificato nell’utilizzo di prodotti che si presentano come prodotti “per uomo”, senza rendersi conto che, alla base, gli ingredienti e i fini sono gli stessi. Il makeup è universale!



Secondo uno studio degli Stati Uniti del 2019, circa 1 uomo ogni 3, di età inferiore ai 45 anni, ha dichiarato di aver preso in considerazione, almeno una volta nella sua vita, l’ipotesi di truccarsi. Come vivi questo dato? Come credi si sia evoluto questo dato nel corso di 4 anni?


Mi spaventa l’anno: il 2019 è cronologicamente vicino a noi e il dato mi fa pensare ad un blocco mentale, tenendo conto che i brand di makeup si sono sviluppati tantissimo a partire dal 2016. Al tempo stesso, credo che si stiano facendo dei passi in avanti perché fortunatamente ci sono dei personaggi maschili, soprattutto tra i giovani, che stanno un po’ sdoganando il tutto e abbattendo tali barriere, principalmente a livello mediatico. Stanno tentando di far passare il messaggio che prendersi cura di sé e usare il makeup come forma di espressione non è una cosa sbagliata. Basti pensare ad Achille Lauro, Rosa Chemical, Fedez, ecc, che, per quanto le modalità siano più o meno opinabili, stanno sfruttando l’ignoranza di certe persone per portarle ad entrare a far parte di un mondo che loro hanno sempre evitato. Vado convinto, comunque, che dal 2019 al 2023 i dati siano migliorati perché i vari brand hanno iniziato ad avere un linguaggio universale e puntano su una comunicazione che includa il “man in makeup”. Grandi esempi per l’Italia sono Mulac Cosmetics e NABLA Cosmetics.



Credi che il dato anagrafico dei 45 anni nello studio americano metta in evidenza un gap generazionale con molti più giovani che adulti informati e interessati alla questione?


Direi di sì. Le nuove generazioni stanno crescendo completamente bombardati dai social, dove il mondo del beauty va per la maggiore. Inevitabilmente i giovani d’oggi sono molto più informati e capiscono che non c’è niente di sbagliato nel prendersi cura di séMolto spesso, l’ignoranza delle persone più adulte non è una vera e propria mancanza di conoscenza, ma diventa, più che altro, un non voler sapere; è quasi una comodità: non sono mai stati abituate a fare skincare e ad utilizzare il makeup nella loro routine quotidiana e ora vi è una chiusura mentale verso tale realtà. Secondo me, più si è giovani più si è malleabili e propensi a cogliere degli input esterni.



Nel 2020, però, in pieno lockdown, sono aumentate dell’80% le ricerche su Internet con la richiesta “look makeup maschile” (Premium Beauty News, 2021): credi che sia dovuto ad un tentativo di cambiamento e miglioramento, alla curiosità di voler conoscere un qualcosa fino a quel momento ignoto a molti, oppure al semplice fatto che non si sapesse cosa fare?


Sicuramente bisognerebbe approfondire la ricerca e capire se tale dato riguarda uomini, donne, uomini che hanno trascorso il lockdown da soli o con una donna, perché potrebbero aver influito degli stimoli esterni che li hanno spinti in questa direzione. In casa non c’erano grandi alternative: o si cucinava fino a finire le scorte di farina o ci si prendeva cura di se stessi. Inoltre, trascorrendo diverso tempo sui social, dove il beauty dilaga grandemente, ci si è rapportati con skincare e makeup capendo che era giusto occuparsi di sé. In una situazione di emergenza sanitaria come quella che abbiamo vissuto l’unica voce da ascoltare era la propria e molti tabù sono stati eliminati nel momento in cui abbiamo preso consapevolezza del fatto che tante cose ci facessero stare bene.



Michael Beccalli, make up artist e brand ambassador per Lebubè, mostra un trucco di Halloween celebrando inclusivi e allontanamento dalla mascolinità tossica


Nel 2021, a Londra, è stato aperto il primo negozio di makeup maschile: questo potrebbe rappresentare un passo avanti. Non credi, però, che sarebbe più progressista avere semplicemente negozi di makeup a prescindere dal genere, in cui uomini e donne possono osservare, testare e comprare senza distinzione alcuna?


In primis, reputo molto classista realizzare negozi per makeup maschile: se fossi una donna, io qui non ci entrerei. In secundis, credo che definire “maschile” un determinato negozio di makeup sia una pura strategia di marketing per aumentare il numero delle vendite. Anche perché, alla fine della fiera, non vi è distinzione alcuna tra prodotti cosmetici per uomini e per donne. Probabilmente si punta di più su quelle persone che, ignorantemente, si sentono giustificati e legittimati ad entrare solo in un negozio da uomo. 


Sarebbe meglio creare un negozio che, a livello comunicativo, mi faccia capire che in esso è ben accolta qualsiasi persona, a prescindere da genere, orientamento, ecco: aiuterebbero, ad esempio, immagini di men in makeup, girls in makeup, video di uomini che si truccano, video di donne che si truccano, uomini e donne insieme truccati. La televisione la guardiamo tutti senza distinzione, i libri li leggiamo tutti senza distinzione, skincare e makeup li possiamo e dobbiamo usare tutti senza distinzione. Personalmente vedo l’apertura di un negozio di makeup maschile come un passo indietro: il negozio non deve essere fatto apposta per me, uomo. Il negozio di makeup deve essere per tuttə in generale. 



Quali trend vedi bene per il 2024?


Clean beauty, cioè un makeup impercettibile, invisibile, super leggero. Credo che andrà molto anche l’effetto “sguardo liftato”, attraverso un preciso posizionamento del correttore, perchè c’è questa estetica di avere le occhiaie piallate come dopo il filler. Secondo me, poi, un trend che non passerà mai nella vita sono i volumizzanti labbra e il blush, perchè assicurano un look molto più vissuto, nel senso etimologico del termine: ti danno quel colore per cui sembri effettivamente vivə! (ndr)



Chi sono gli influencer che segui maggiormente sul tema e perché?


I miei influencer preferiti in assoluto sono due, entrambi italiani: Loretta Grace e Luca Esposito. Per quanto riguarda, invece, l’estero, seguo tantissimo Nikkie de Jager-Drossaers.


Quest’ultima appartiene alla comunità LGBTQ+ perché è una donna transgender e ha sempre cercato di rendere il makeup uno strumento universale, una forma di arte in cui io mi ci rivedo molto. Per di più, è proprietaria di un brand di makeup (Nymia) , inclusivo sia a livello di comunicazione sia per gli ingredienti utilizzati nei prodotti. Punta tanto sul modo in cui una qualunque persona dovrebbe sentirsi truccandosi: il makeup deve diventare il mezzo grazie al quale possiamo e dobbiamo stare bene con noi stessi e con gli altri; deve darci la possibilità di trasmettere quello che siamo o che vorremmo essere.


Loretta Grace rappresenta una duplice minoranza, in quanto donna afro-italiana, entrambe quotidianamente discriminate. Mi ci rivedo anche per questo: io stesso faccio parte della minoranza della LGBTQ+ community e mi trovo ad avere a che fare tutti i giorni con svariate forme di odio e discriminazione. Mi piace, poi, ovviamente dal punto di vista del beauty e per i suoi tentativi di sdoganare numerosi argomenti, quali i disturbi alimentari.


Stessa idea di makeup come “terapia”, l’ho ritrovata in Luca Esposito, che ha contribuito ad un aumento della quota maschile nei vari brand. Ha una modalità estremamente tecnica nel guardare i prodotti e giudicarli: dalla performance agli ingredienti. Non ha problemi a dire la realtà delle cose: se un prodotto ci piace, bene; se non ci piace, come insegna Ariana Grande, thank you, next! (ndr)


Altra influencer che amo all’ennesima potenza è Ale Hilton, anche lei donna transgender che ha trovato se stessa grazie al makeup. Poi, a mio parere, Oscar Simonetta ha un concetto di makeup più approcciabile dal pubblico maschile, per dei lineamenti del viso piuttosto mascolini. Solitamente seguo quegli influencer che mi trasmettono qualcosa come persone e che mi fanno sentire capito a livello personale.


Devo dire che sui social è parecchio complicato individuare un uomo eterosessuale che mostra dei makeup tutorial: una persona che, però, sta abbattendo le barriere è Damiano David dei Måneskin, che si caratterizza per una forte estetica gender fluid, sebbene identificato come uomo cisgender eterosessuale, a cui piace esprimersi mediante il trucco e la moda.



Sei mai stato criticato per ciò che fai?


Assolutamente sì e ti dirò una cosa: per quanto la comunità LGBTQ+ vada tanto decantando l’inclusività e l’accettazione, è una delle realtà più discriminatorie che possa esistere sulla faccia della Terra. Un ragazzo gay, appartenente alla comunità LGBTQ+, che si identifica come uomo e che si trucca, viene discriminato: più volte ho sentito dire “se io mi dovevo mettere con un uomo che si trucca, allora stavo insieme ad una donna”.


Paradossalmente, ho ricevuto un maggior numero di critiche dalla comunità LGBTQ+ che dalle persone eterosessuali: ragazzi e ragazze si sentono autorizzatə a criticarti perché appartenentə alla tua stessa comunità. Tante volte mi è stato detto: “tu ti trucchi, allora sei una donna o vuoi essere una donna”. Sono dinamiche che accadono all’interno della community, per quanto sia sempre più facile ricordare il “f****o” pronunciato da un qualsiasi individuo eterosessuale. Preferisco non essere etichettato, sbeffeggiato o criticato da un altro membro della comunità a cui io stesso ho deciso di appartenere. Il grande problema è che oggigiorno si sente la necessità di dover definire e, quindi, etichettare ogni cosa: indipendentemente dall’essere gay, pan, bisessuale, io sono Michael e sono una persona! Di come, poi, mi identifico io, devo saperlo io e nessuno dovrebbe chiedere a riguardo! Dobbiamo smetterla di porci delle domande quando non ce n'è alcun bisogno ed iniziare, al contrario, a porcele quando è opportuno.



Cosa diresti ad altri uomini che vogliono prendersi cura della propria pelle e truccarsi, ma non lo fanno per il pregiudizio che skincare e makeup siano solo per le donne?


Innanzitutto, gli direi che è giusto prendersi cura di se stessə e che qualsiasi cosa decida di fare sia solo per sé quale persona. Il fatto che, anche sui social, skincare e makeup siano praticati principalmente da donne non deve fermare, così come non si deve badare troppo a commenti e critiche. Quello che stai facendo è per il bene di te, individuo prima ancora che maschio. Tu sei una tela bianca su cui puoi fare qualsiasi cosa!


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